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 Lavina: Storia di Lavina
Contributo di frapicca inviato Sabato, 03 Gennaio 2004  frapicca  Pagina stampabile  Invia questo articolo ad un amico  bytes aggiuntivi 2401  letture 802 

LAVINA

Alt.350 m slm, fraz. di Rezzo

Presenta le sue borgate (Borghetto, Costa, Contrà) oltre il ponte che sca­valca la Giara di Rezzo, affiancate dalle fasce che presto lasciano il po­sto ai castagneti. La località fu sem­pre legata alla vicina Genova e posta a vigilare il guado e il percorso della strada marenca (o del Sale, perché su di essa transitavano le merci che dal mare venivano portate in Piemon­te per essere vendute o scambiate, fra cui il sale era la più importante) lungo l'itinerario che da Oneglia per il colle d'Oggia e il passo del Lupo scendeva a Lavina, proseguiva per Genova, le Prealbe e Montegrosso, raggiungeva Ponti di Pornassio e guadagnava infine il colle di Nava e la valle del Tanaro. Questa strada, come l'altra di fondovalle, fu motivo di con­tesa per molti secoli, controllata dap­prima dai conti di Ventimiglia, poi dai conti di Tenda e dai duchi di Savoia. Pare che il toponimo di Lavina derivi dal ricordo di una grande frana che avrebbe provocato l'abbandono dì un primitivo villaggio posto in posizione più elevata presso le rovine della chiesa della Maddalena, ma altre no­tizie indicano che questo insedia­mento fu distrutto dai provenzali nel 1270 e ricostruito a fondovalle presso il ponte. II paese ha dato i natali agli architetti Giovanni Antonio Ricca il Vecchio (1651-1725), Giovanni Anto­nio Ricca il Giovane (1699, forse 1750) e Antonio Maria Ricca (1660-1725), attivi nella costruzione o rico­struzione di chiese barocche nel Po­nente ligure, a Genova e a Torino. Il primo nel 1724 progettò la parroc­chiale di Sant'Antonio abate (prege­vole presepe di Grazio de Ferrari al­l'interno) e sempre dei Ricca sono il semplice oratorio di San Giovanni Battista e il santuario della Madonna della Neve. Lungo la strada marenca, la cappella di San Bernardo incorpo­ra il portico con funzione di rifugio per i viandanti ed è decorata all'interno da una serie di affreschi (deteriorati) con figure sacre e allegoriche della seconda metà del Quattrocento, mentre all'altare il paliotto del 1631 raffigura l'abitato di Genova.


 
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